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ROMEO E GIULIETTA
OPERA IBRIDA

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Romeo e Giulietta nell'era digitale, con i detenuti del carcere di Novara: al Teatro Coccia una straordinaria “opera ibrida”

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Venerdì 30 ottobre, ore 21.00

Ore 10:00 Replica per le scuole

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Teatro Coccia, via Fratelli Rosselli 47, Novara

ROMEO E GIULIETTA OPERA IBRIDA

CON I DETENUTI ED EX DETENUTI DELLA CASA CIRCONDARIALE DI NOVARA

Cabiria Teatro

Drammaturgia di M. Patella

Soggetto Regia e Collaborazione alla drammaturgia M. Arenella

Con F. Antonello, M. Arenella, E. Camiolo, E. Ferrari, M. Sangalli, F. Siano, A.Triaca e i detenuti della Casa Circondariale di Novara

Luigi, Skendi, Hamza, Riccardo, Saverio, Antonio, Gazment, Gianluca Pittoni,Destiny Okunzuma

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Recensione di Enrico Pastore 15 SETTEMBRE 2026

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Replica a Ogni luogo è teatro Festival 

 

 

 

 

 

 

 

 

Date precedenti

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Il Funaro Pistoia, Teatro della Tosse Genova Sala Trionfo, ​Teatro Civico Gavi (AL), Teatro Testori Forlì - Lucy Festival - Festival di teatro tecnologicamente orientato, Teatro Bunker Torino, Teatro Faraggiana Novara, Arona Città Teatro, Teatro Coccia Novara, Casa Bossi Novara, Casa circondariale di Novara, 

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Produzione Cabiria Teatro. Progetto STAGELIFE-PALCOSCENICO DELLA VITA

VINCITORE DEL BANDO EMBLEMATICO MINORE 2022 FONDAZIONE CARIPLO​

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CON FEDERICO ANTONELLO, MARIANO ARENELLA, ERICA CAMIOLO, ELENA FERRARI, MATTEO SANGALLI, FILIPPO SIANO, ANDREA TRIACA

E CON SOLO IN AUDIO/VIDEO MAURIZIO PATELLA, SILVIA SONCINI

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NETWORK DESIGN E PROGETTAZIONE REGIA STREAMING LEONARDO MOISO

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SVILUPPO APPLICATIVO, AIUTO REGIA MATILDE UGOLINI

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PHYGITAL EXPERIENCE DESIGN ASSOCIAZIONE GOMBOC

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ISPIRATO A WILLIAM SHAKESPEARE

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DRAMMATURGIA MAURIZIO PATELLA

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SOGGETTO SUPPORTO ALLA DRAMMATURGIA E REGIA MARIANO ARENELLA

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PRODUZIONE CABIRIA TEATRO

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Vietato ai minori di 14 anni

PER VEDERE LO SPETTACOLO E' NECESSARIO PORTARE IL PROPRIO SMARTPHONE E AURICOLARI PERSONALI

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PRESENTAZIONE

​In "Romeo e Giulietta" di Shakespeare  due bande rivali di adolescenti lottano e si uccidono con delle armi vere e, alla fine della storia, i protagonisti si suicidano. Nella nostra versione i personaggi non usano spade o pistole, ma semplicemente hanno in mano un telefonino che usano impropriamente come un’arma.

Ma cosa porta gli adolescenti alla morte?

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Una liberissima riscrittura da Shakespeare che parla dell’importanza dell’amore, della vulnerabilità, delle emozioni reali e difficili, meravigliose e dolorose, in un mondo in cui è difficile essere ascoltati. Davvero ascoltati. Uno spettacolo ibrido per vari motivi, che alterna comico e drammatico, che si domanda dove sia il confine tra ridere e piangere, virtuale e reale, tra l’essere sé stessi e l’idea che ci siamo fatti di noi, tra il difendersi e il ferire, tra l’arrendersi e l’uccidersi. 

Uno spettacolo che parla di adolescenti e di genitori. I primi, fragili, angosciati, presi da attacchi di panico, pronti a tutto pur di “sentire qualcosa”, i secondi, ugualmente fragili, angosciati, presi da attacchi di panico che però sanno nascondere bene dando la colpa alla società, al lavoro, agli altri. 

Ogni 17 ore, in Italia, un adolescente si toglie la vita. 

Ogni 17 ore in Italia, e ogni 11 minuti nel mondo, un adolescente ci sta dicendo che abbiamo fallito, che siamo incapaci di ascoltarli, che siamo lontani anche se sappiamo sempre dove sono grazie alla geolocalizzazione, che li facciamo sentire sbagliati e vogliamo decidere per loro, anzi, che vogliamo vivere la loro vita al posto loro, che siamo violenti, che gli abbiamo tolto la speranza, che li abbiamo resi fragili, fragilissimi. 

Abbiamo mischiato i linguaggi, quello teatrale e quello tecnologico, dove reale e virtuale sono sullo stesso piano. Dove ci si parla di persona quanto da uno schermo. Dove un emoticon fa la differenza e gli abbracci, quando ci sono, stupiscono perché “veri”. 

In alcuni momenti dello spettacolo abbiamo obbligato il pubblico a usare lo smartphone e scegliere quale ramo della storia seguire, chi spiare, cosa escludere. Gli attori e le attrici, infatti, reciteranno alcune scene in spazi non direttamente visibili, se non in streaming. Lo spettatore accetta l'ansia, la frustrazione di non poter sapere tutto, di perdersi qualcosa.  Al tempo stesso l'uso dello smartphone allarga lo spazio scenico, lo deforma, lo arricchisce. Il palco non è solo di fronte alla platea, ma sono i camerini, i corridoi, gli edifici e le strade attorno al teatro, l'interno di un'automobile poco distante. 

CONTATTI:

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3474540777

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