IN MACCHINA

Di Enrico Petronio

con Mariano Arenella e Elena Ferrari

Un uomo, una donna, un’auto.
Esperimento di teatro che usa una location naturale e realistica, si potrebbe dire “cinematografica”.

Quasi il piano sequenza di un film in cui i due protagonisti si cercano, urlano, litigano, si arrabbiano e si amano.
Il concept di IN MACCHINA ha origine in un brano della grande Mina degli anni ’70: “Devo tornare a casa mia”. Nella struggente ballata, una donna implora l’amante di lasciarla tornare dal marito. La trama è quella di due amanti che stanno andando al loro solito albergo per fare l’amore, quando lei viene presa dai sensi di colpa e dai dubbi.
IN MACCHINA ha tutta la romantica banalità di una grande canzone d’amore, ma anche il godimento interno di una storia assolutamente sincera e normalissima.

I due attori arrivano in scena in macchina, e gran parte del dialogo si svolge all’interno della vettura.

Perché è la macchina, appunto, il terzo personaggio, il personaggio nascosto: quella cosa in cui si sviluppa tanto della nostra vita, angolo oscuro e segreto che protegge e allo stesso tempo denuncia gli amanti. Nell’auto nascosto c’è un microfono, mentre il pubblico è seduto praticamente tutto attorno all’auto, e ci guarda dentro, una sorta di drive-in al contrario.
IN MACCHINA è uno spettacolo cinematografico, normale, quotidiano, di totale immedesimazione.
Il pubblico questo lo percepisce.
Il pubblico è vicinissimo agli attori e non ha più la sensazione di partecipare ad uno spettacolo ma di spiare dietro i finestrini dell’auto una vera coppia di amanti.